lunedì 20 ottobre 2014
Danze lontane
Chiudo gli occhi. Le nostre mani si intrecciano. Mi prende per un fianco. Non so ballare. Seguo i suoi passi. Sento il suo respiro sulla mia pelle. Le sue forti mane che mi sorreggono. Con gli occhi della mente lo vedo sorridere mentre volteggiamo nella sala che immobile ci osserva meravigliata. Il mio vestito veleggia nel vento generato dai nostri movimenti. Gli sorrido. Ricambia. Mi stringe a sé in una lunga piroetta. Ormai gli altri invitati sono tutti immobili. La sua mano mi sfiora la guancia. Inizio a piangere. Sembra come un attimo, urla. Grida. Cavalli che nitriscono impazziti. Qualcuno che grida -al fuoco! Al fuoco!- la musica è spezzata. Gli strumenti dell'orchestra giacciono al suolo calpestati dalla folla in fuga. Lui mi tiene stretta a sé, non voglio veda la mia paura, mi costringo a sorridere. Solo in quel momento mi rendo conto che il suo sguardo è vitreo, fisso oltre la mia testa, fisso oltre le fiamme, oltre le grida di terrore ed il clangore delle spade. Guardo oltre la sua spalla. Ha una freccia conficcata nella schiena. Sangue ovunque. Indietreggio sconvolta. In un rantolo sussurra - grazie, Lucy - si accascia al suolo come un sacco vuoto. Privato di ciò che chiamiamo vita. Sono troppo sconvolta per capire cosa sia accaduto. Mi accorgo a malapena dei soldati amici e nemici che si scontrano nella sala. Vago come un fantasma. Sento le lacrime pizzicarmi gli occhi. Il mio vestito è uno straccio. Se ne è andato. Lui. Quasi non mi accorgo della lama insanguinata che impietosa cala sul mio braccio, mozzandolo di netto. Mi trovo a terra a stringere il moncherino singhiozzando. L'uomo scomparso nella mischia. Striscio a terra fino a raggiungere le cucine. Uno sguattero mi fa frenetico dei cenni. Troppo ferita e accecata dal dolore striscio verso di lui. Con una spinta mi getta nel canale della lavanderia. Morirò qui? Tra vestiti sporchi e luridi? Tra sacchi vuoti come il mio cuore? La mia mano sbatte contro una scatoletta, impossibile descriverla al buio. Tra le lacrime la apro ed una familiare musica irrompe nella stanza. Era un carillon. La musica che stavamo ballando quel che ormai sembra una vita fa. Il respiro spezzato dai singulti, il volto devastato dal trucco colato ed il sangue ovunque, il cervello mi fa un ultimo dono. Cado in uno stato di tepore apatico, il salone. Lui. Tutto torna a vivere davanti ai miei occhi, tra le lacrime sorrido. La fine è giunta, che le danze riprendano. Grazie, amore. Chiudo gli occhi.
venerdì 17 ottobre 2014
Pioggia d'autunno
Pioggia d'autunno,
Mi irrora il volto,
In questo grigio giorno,
Rammentandomi ciò che mi fu tolto.
Pioggia d'autunno,
Vento impietoso,
Grida ripetendomi chi sono,
Solitario in un giorno glorioso.
Mi irrora il volto,
In questo grigio giorno,
Rammentandomi ciò che mi fu tolto.
Pioggia d'autunno,
Vento impietoso,
Grida ripetendomi chi sono,
Solitario in un giorno glorioso.
Solitudine
Solo è ogni uomo nel giorno dei giorni,
Quando fine ed inizio si intrecciano come sogni,
Nella quiete e nel caos non c'è posto,
Per chi dell'amore non pagò mai il costo.
Quando fine ed inizio si intrecciano come sogni,
Nella quiete e nel caos non c'è posto,
Per chi dell'amore non pagò mai il costo.
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