sabato 7 marzo 2015
Vita
Seduto a terra volgo il mio sguardo all'acqua immota, il piccolo lago cristallino riflette il mio corpo ormai stanco. Sento sulla schiena le venature del legno, provo un senso di fastidio osservando il vento scompigliare i miei capelli ma rifiutandosi di carezzare la mia pelle con il suo benevolo, fresco tocco. La terra umida tra le dita mi reca un po' di sollievo nella calura di questo giorno d'estate. Chiudo gli occhi. Lascio la mente libera di vagare tra i suoni e gli odori di questo infinito istante di quiete. Per prima cosa sento la vita; sento i rami degli alberi piegarsi in una danza coi loro verdi ventagli di foglie dettata dai capricci di un rado vento dispettoso. Mi giunge alle narici una sinfonia di profumi che richiama alla memoria sensazioni dimenticate ormai da lungo tempo. Il grido di un uccello spezza la quiete ed improvvisamente mi rendo conto della melodiosa cacofonia di versi che arriva a carezzare la mia anima. Quasi senza accorgermene allungo una gamba immergendo il piede nel laghetto. Un tripudio di sensazioni mi assale, il senso di freschezza che dal piede si irradia al resto del corpo si unisce alla spericolata danza dei sensi. Sono l'acqua che in delicatissime onde si frange contro la riva; sono il vento che leggiadro carezza il mondo; sono gli animali che con il loro canto danno vita alla foresta; sono la terra su cui tutto poggia. Apro gli occhi incontrando lo sguardo della mia immagine riflessa. Sorrido. Sono vivo.
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