mercoledì 30 luglio 2014

Nella nebbia

Nella nebbia scorgo ricordi di tempi ormai lontani. Sorrisi ormai vuoti, occhi da tempo spenti. Passeggio all'alba, con la frizzante aria nel naso, i ricordi nel cuore e l'eco delle tue risa mentre spensierato suonavo il piano. Ricordo la tua pelle perder colore, il tuo sorriso farsi più fragile man mano che la malattia ti ghermiva. I più grandi dottori ho da me chiamato ma nessuno speranza mi ha dato. Ricordo la tua mano fragile come un fuscello. Te la strinsi di giorno e di notte, non sei mai stata sola mio amore. Ed ora eccomi qui tra le strade deserte come il mio cuore, un vuoto incolmabile nell'animo. Nulla mi da sollievo se non i nostri sorrisi. Perché tuttora siamo insieme, amore.

Grido il tuo nome

Gocce di pioggia sul volto, Del tuo corpo mi resta solo il ricordo, Oh mio amore ti ho fatto un torto? Non andare mia stella sei il mio mondo... Io compongo col mio dolore, Gridando forte il tuo nome, Amore.

lunedì 28 luglio 2014

Non scordare

Non scordare che il mondo è anche tuo. Il dolore e la paura ti hanno fatto restare indietro rispetto al mondo. Prendi la vita a due mani, ascolta il tuo cuore. Vedi gli altri ragazzi così perfetti e diversi da te. Ti senti sbagliato e senza speranza. Non scordare che il mondo è anche tuo. Il dolore e la paura ti hanno fatto restare indietro rispetto al mondo. Inseguilo con tutto te stesso. Lotta per i tuoi sogni e vedrai che la vita ti sorriderà. Mentre corri cadi a terra in un prato, non riesci ad alzarti. Non scordare che il mondo è anche tuo. Il dolore e la paura ti hanno fatto restare indietro rispetto al mondo. Alza il volto al cielo. Una farfalla si posa sul tuo volto. Afferra la mia mano, corriamo insieme verso il mondo che ti aspetta. Sorridi ed insieme nulla ci ferirà. Non scordare che il mondo è anche tuo. Il dolore e la paura ti hanno fatto restare indietro rispetto al mondo. Lascio la tua mano, capiscimi. Ora corri. Corri e prendi la tua vita e non lasciarla più. Non c'è mai stato posto per me. Non voltarti indietro non ci sarò più. Non scordare che il mondo è anche tuo. Il dolore e la paura ti hanno fatto restare indietro rispetto al mondo. Sei pronto, vai. Vivi anche per me.

domenica 27 luglio 2014

Occhi al cielo

Alza gli occhi al cielo. Il vento ti asciuga le lacrime dal volto. Protendi la tua mano e stringi il pugno. Chiudi gli occhi e lascia che ciò che provi fluisca in te senza freni. Questo flusso di emozioni è illimitato sorridi e torna a credere in te, non ti deluderai. Apri gli occhi e ti scoprirai a volare vicino al sole. Non perdere mai la tua strada, non perderla mai. Dimentica ciò che ti impediva di volare. Sbatti le ali contro le correnti, stringi i denti. Questo flusso di emozioni è illimitato sorridi e torna a credere in te, non ti deluderai. Apri gli occhi e la gravità sarà tua amica. Il vuoto del tuo cuore ora ti solleva in altro tra le stelle. Questo flusso di emozioni è illimitato sorridi e torna a credere in te, non ti deluderai. Apri gli occhi e le lacrime saranno sparite. Apri gli occhi ed inizia a vivere. A vivere davver.

mercoledì 23 luglio 2014

volare alto

Non ho l'arroganza di voler volare così in alto, sostenuto solo dai miei sentimenti per te. Non oso abbandonare il nostro cielo per paura di vederti sparire. Ti vedo lontano e felice, vorrei volare fino a te ma i nostri cieli sono lo stesso ed insieme diversi ed irraggiungibili. Col mio canto avvolgo nuvole al mio cuore ricreando la tua forma. Tienimi per mano mentre plano verso l'oceano. Il riverbero è accecante come il tuo sorriso. Il nostro sorriso.

ho bisogno di ali

Ho bisogno di ali argentee per volare con te ancora più su. Arduo è il volo, stretti insieme supereremmo le nuvole, già lo facemmo una volta prima che i miei occhi incontrassero l'oscurità e un raggio di luce mi fece precipitare senza te. La caduta è infinita, infinita se continui a credere in me nel cielo tornerò a volare. Non perderò mai la mia strada verso la nuvola o l'abisso. Tanti volti scorrono ogni giorno davanti a me, ma non dimentico l'oscurità. È infinito questo cielo che entrambi osserviamo così lontani ed al contempo vicini. Vorrei avere ali argentee per solcare i cieli, il nostro cielo. Se torni a credere in me non mi perderò più tra le correnti.

la banda

Suona suona e suona,
Questa folle banda suona,
Tutti corrono di qua e di là,
Nessuno mi ascolta in questo Amba Aradam,
Allora suono suono e suono,
Mentre nel mio cuore muoio, muoio e muoio.

Fili di giostra

Nel cuore una spirale di un passato irrisolto,
Sul volto un sorriso per non diventare un corpo morto,
Una persona sparita in questo folle girotondo,
Dove sarà mai finita, fuori dal mio mondo?
Io danzo sorretto dai fili,
Io roteo tra questi fili,
La tua assenza è dura senza averti salutato,
Addio miei cari dai fili sto venendo strozzato.

Due strade

Prendimi per mano, non lasciarmi andare. La vita ci ha divisi, il tempo non da tregua, dobbiamo correre lontani e vicini per questa strada, il volto dell'altro riflesso nei propri occhi. È infinito questo sentimento, è infinito. Per un attimo alza gli occhi dalla strada, vedi questo panorama? Da qui inizia la nostra nuova strada, non perderla mai. Credo in te. Il tramonto coi suoi colori ci carezza il volto coperto di polvere e lacrime. Il corpo sporco tuttavia ci spinge al limite per vedere la prossima alba. Non mollare, te lo chiedo per favore, il sorriso troverai con o senza me. Il cielo punteggiato di stelle ammicca al nostro cuore. Sarebbe bello seguire una via punteggiata di stelle, ricordi la strada per il mio cuore? Il dolore è illimitato, credo in te per ciò che sei stato. L'alba è qui. Un'esplosione di luce che ci accomuna e ci separa definitivamente.

domenica 20 luglio 2014

Il suono nel vento

Il ritornello nel vento risuona,
Ascolta tu che puoi,
L'imperizia il tempo non perdona,
Dal pizzico nell'aria deduci pure ciò che vuoi.

Gli uomini in guerra

Il campo di battaglia era un inferno, esplosioni ovunque, la polvere si alzava a coprire tutto. Le aspre voci dei generali che gridano ordini. Le grida di morte dei soldati. Il rumore di spari e di macchine portatrici di morte. Il cielo è coperto da nubi temporalesche. Con un forte boato un autocarro si ribalta tra le fila a seguito di un'esplosione. Movimento frenetico ovunque. La gente continua a gridare e morire ovunque tra i due schieramenti. Non si ha il tempo di capire cosa accade. La pioggia inizia a scendere fitta coprendo il campo di battaglia in un sudario di lacrime. Lacrime miste a quelle di coloro che tengono tra le braccia un compagno moribondo, che hanno visto morire un fratello a pochi passi da loro. Polvere e pioggia mista a lacrime offuscano la vista degli uomini che come per inerzia continuano ad imbracciare i fucili e gettarsi in avanti gridando di rabbia e dolore insieme al grido delle bocche delle proprie armi portatrici di morte. Dietro tutto questo caos non esiste religione, non esiste denaro gli uomini combattono per sopravvivere lontano dai folli ideali che spinsero giovani ragazzi ad abbandonare le braccia delle proprie donne, il calore delle proprie case. Ora sono morti che camminano. Sono creature di sangue, lacrime e polvere.

sabato 19 luglio 2014

Amore infinito

In nome di stelle, comete e scie di luce senza fine,
Dinnanzi a questo oceano di beltà interiore,
Ti prometto mio amore,
Che il nostro amore non incontrerà mai fine.

La speranza

Spara e spera,
Gridava il soldato in guerra,
Ama e spera,
Disse l'amante accasciato a terra,
Prega e spera,
Disse il fedele quando speranza non c'era,
Spera, spera e ancora spera è questo il segreto,
Per vivere su questa terra.

venerdì 18 luglio 2014

Tra le tue braccia

Ricordi, mio amore? Le nostre dita intrecciate. I cuori che battevano all'unisono. Il tuo sorriso riflesso nei miei occhi. Ricordi come le tue braccia mi stringevano al tuo petto? Come i nostri respiri si univano in una dolcezza unica. Ricorda amore mio, così come ricordo io. Quel che è stato non è più, il tempo è perduto ma il ricordo nel tempo è duraturo.

Madre

Una donna fragile, con grandi responsabilità. Non nega mai un sorriso alla sua figliola prediletta. Tra giochi e balocchi, tra lacrime e risa. Gioisci dolce bambina la mamma ti è vicina. Un giorno ti svegli e quella dolce donna non c'è più. Non temere giovane fanciulla che ormai s'è fatta signora. La mamma ti ama, è parte di te. Innalza un caro ricordo e le sue mani ti carezzeranno il volto. Con un sorriso saprai che presto sarai tu una mamma e sentirai una lacrima bagnarti il volto. Forse tua o forse del ricordo. Chi lo sa? È così che va il mondo.

All'amato

Tienimi per mano mio dolce amore, te lo chiedo per favore. La notte è lunga e spaventosa, tanto è il dolore! Tienimi per mano mio dolce amore, del buio ho paura, ricordi infausti riporta alla luce! Tienimi per mano mio dolce amore, il sole sta sorgendo e non ho più paura, ma resta con me anche ora, che il sole veda il nostro amore!

giovedì 17 luglio 2014

La tormenta

La tormenta imperversa intorno a noi, il ghiaccio ci schiaffeggia con violenza, le mie fiamme si congelano sulla punta delle dita, dovevamo lasciare questa dimensione, dovevamo trovare la porta. Ululati di creature demoniache risuonano nel furore della tempesta, avanziamo barcollando l'uno contro l'altro, il freddo è ingestibile, mi sorride, ma vedo i suoi arti muoversi più lentamente, lo sforzo sul viso, ricambio il sorriso, dobbiamo farcela. Un sibilo nel caos annuncia l'arrivo dei lupi di ghiaccio, che si gettano addosso a noi mirando ad uccidere, uno sta per colpirmi alla gola, ho paura, i miei occhi cercano disperatamente quelli di Echo, non voglio morire.. Non voglio... Le zanne non arrivano, qualcosa mi cade addosso, un corpo freddo e pesante, era un lupo, il mio lupo, gemo il suo nome, le labbra congelate, cado nella neve e sprofondo, eravamo sulla porta.. Viaggio tra le dimensioni, cado in un prato sperduto, coperto di ghiaccio, resto immobile, ghiaccio sciolto misto a lacrime bagnano il mio volto, sussurro il suo nome, non può abbandonarmi, non può, arriverà e mi dirà che va tutto bene, come sempre, come sempre...

Oltre lo specchio

Sangue mi schizza negli occhi, gli uomini della sicurezza giacciono al suolo morti. Sussurro parole di scusa con voce rotta, perché? Perché non sono scappati? Echo mi carezza la schiena incitandomi a muovermi, riesco solo ad annuire e barcollargli dietro, il mio pugnale di luce traballa tra le mie mani, la coda bassa mentre seguo Echo,che mantiene il controllo guidandoci al centro di controllo. La sua coda frusta frenetica l'aria. Lui scompare nelle ombre controllando la via non celi pericoli, io lo seguo. Abbagliato dalle luci al neon e dai numerosi specchi alle pareti, le ombre diventano via via più rade, la luce più abbagliante, gli specchi più numerosi. Avanziamo sempre più lentamente fino a quando con un rumore secco il corridoio si chiude dietro di noi. Siamo circondati da specchi. gridolini sinistri risuonano lontani e vicini, stavano arrivando. Il rituale era concluso. avevamo fallito.. Ci stringiamo schiena contro schiena al centro della stanza, le mani quasi automaticamente si intrecciano. Pronti allo scontro. Con un grido selvaggio creature dalla pelle color cenere fuoriescono dalla parete, gettandosi addosso a noi E' il caos. Zanne, braccia, sangue e pelle coriacea ovunque. Le nostre mani ancora si sfiorano, ondate di luce e tenebre si intrecciano nell'aria, fendendo tempo e spazio guidando lo spirito in altre dimensioni, in una tenebra lucente, magnifica. Con un ruggito echo viene avvolto dalle ombre, che sembrano vive intorno a lui, con un urlo richiamo la luce a danzare al mio servizio. Mi volto e ci scambiamo un rapido bacio, quindi ci gettiamo contemporaneamente verso gli specchi pronti a distruggere i mostri all'origine. Ancora non sapevamo cosa ci aspettava dall'altra parte, ma ora siamo bloccati qui da tempo immemore, ascoltate, se volete, la nostra storia...

Nel caos

Caldo, il mio corpo brucia, la testa non risponde, il dolore mi paralizza, giaccio in un campo ricoperto di cenere, il sangue scorre dalle ferite dell'ultimo scontro, lo sguardo guizza all'inseguimento delle nuvole che danzano insieme al vento, nella spirale di caos e devastazione che rimane del mondo... Cosa mi tiene vivo? Probabilmente il ricordo delle sue labbra, il suo sorriso, gli occhi di tenebre luminosi come stelle. Davanti ai miei occhi scorre ancora e ancora l'immagine di quando lo salutai, certo di vederlo, certo che il mondo sarebbe stato pietoso, nei nostri confronti. La sua voce, il sorriso, gli occhi che cercavano di infondermi forza, una forza che nemmeno lui sapeva di avere. E ora eccomi qui, morente, lui è lontano, vorrei sorridergli un'ultima volta, prima che il caos mi inghiotta, il mio corpo è sempre più pesante, i pensieri lenti, la mia mente riforma continuamente il suo volto, il suo odore, improvvisamente sento un calore ustionante al pollice, luce mi avvolge, il suo anello di pelo di lupo sembra sprofondare in tenebre splendenti, che stia morendo? Lo vedo, Echo è chinato su di me, la tempesta imperversa. Lacrime bagnano il suo volto, confondendosi tra le mie, dopotutto è stato con me fino alla fine, si china donandomi un intenso e lungo bacio. Lo amo. Lascio fluire il mio spirito nel caos, cadendo dolcemente in una nuvola di tenebra, forse è lui, forse non è tutto finito..

L'orologio

Tic tac Si muove la lancetta Tic tac Il tempo che era ora non è più Tic tac Il tempo è scaduto Tic tac Viviamo in un orologio Tic tac
E ora non funziona più Tic tac

Silenziosamente

Silenzio La luna nel lago Silenzio Versi di gufo nel buio Silenzio Acqua immota Silenzio Il vento mi carezza Silenzio La pace del dolore Silenzio

Freddo

Ho freddo La fiamma mi brucia Ho freddo La pioggia mi bagna Ho freddo La terra mi culla Ho freddo Il fulmine mi sceglie Ho freddo Ma solo a luce ed ombra appartengo Ho caldo

Io amo

Io amo Contro tutto e tutti Io amo Odiato e disprezzato Io amo Paure e dolori Io amo Forse da uno sbaglio generato Ma non importa Io amo

Danziamo

Come la danza in una sera gioiosa, Come la lacrima che scende copiosa, In un trionfo di vita e di morte, Noi qui danziamo il giorno e la notte.

Sole, luna e stelle

Il sole si erge alto e potente, La luna si erge dolce e clemente, Ma tra tutte sono le stelle lassù, Che da un esplosione di luce ci amano quaggiù.

Il tempo incalza

Il bimbo sorride beato, Dai balocchi deliziato, Ignaro del futuro che presto sarà passato, Perché lui è un uomo dei balocchi ormai privato.

Il sorriso

Alla fine del tunnel di ombre risplende, Posseduto dal povero e dal potente, Dato in dono assai di rado, In un mondo che in parte lo ha dimenticato, Più prezioso dell'oro, Più pregiato dell'alloro, Il sorriso è il vero tesoro.

Lo spazio

Un dolce uomo ci osserva dall'alto. La folta chioma di costellazioni e galassie. Il volto punteggiato di lentiggini stellari. Gli occhi cangianti di nere o bianche voragini. Lacrime di meteore e fugaci sorrisi di comete. Ignaro del nostro dolore. Del dolore del mondo. Ci osserva, saggio e paziente. Perché un giorno a lui la nostra energia daremo. È parte di noi. È lo spazio.

La musica del cuore

Il volto di una donna in lacrime. Una pioggia di fulmini squassa la terra. Un enorme orologio scocca la mezzanotte con un suono cupo. Il ghigno di un folle, il volto sporco di sangue. Uomini con segni di sangue tracciati sul corpo che danzano attorno ad una pira su cui si trova un bambino. Veleno nelle vene. Un pugnale conficcato nel ventre di una donna incinta. Un uomo annegato, riverso sulla riva di una spiaggia, il corpo bluastro e deformato. Un padre violento che colpisce impietosamente la figlioletta indifesa e la madre in lacrime. Un uomo che dal tetto di una casa guarda l'abisso, concentrato sul suo dolore, ignaro della tempesta intorno a lui, salta nel vuoto. Una fanciulla dai capelli argentati suona un flauto dorato. La melodia malinconica carezza il terreno, l'aria, la pioggia. È un grido di aiuto, un segnale per tutte quelle anime che soffrono. Un segnale che dentro di noi esiste un canto di speranza. Perchè nulla sarà mai più forte di noi, di quella musica. La musica del cuore

martedì 15 luglio 2014

Manicomio "Oasi Felice"

La notte ricopre il maniero di una spessa coltre nera di ombre e morte, come un velo funereo. Il nome dell'edificio “oasi felice” giace di traverso su un cartello abbandonato al fianco degli imponenti cancelli ricoperti da vernice scrostata un tempo di un brillante verde, adesso color ruggine. Il giardino è totalmente abbandonato, arbusti e piante rampicanti ricoprono ogni dove. Questa sembrerebbe la fine di un edificio in disuso, abbandonato a se stesso da anni di incurie e abbandono. Invece è solo l'inizio di questa storia, che ci porterà all'interno di questo grottesco palazzo per scoprire quali oscuri segreti vi si celino, in contrasto con l'esistenza stessa. Si racconta di urla, rumore di macchinari e pianti provenienti da questo edificio, la gente lo evita a causa di queste infauste leggende. Vi chiederete se sono solo leggende. Ebbene sì, lo sono. In realtà a l''”oasi felice” accade molto di peggio... Già dall'ingresso possiamo notare resti di corpi umani smembrati e gettati in laghi di sangue ancora caldo, intinti in quel rosso quasi erotico. Se ci soffermiamo all'ingresso possiamo vedere sangue sulle pareti, graffi sulle porte di metallo. Probabilmente pensereste ad animali feroci ma vi sbagliate miei signori, è opera delle povere anime che hanno terminato la loro infelice esistenza qui. Ma procediamo, lungo questo corridoio e prego ignorate l'odore di putrefazione... ah si, quelli non sono cumuli di sporcizia, sono cervelli. In questa stanza potete ammirare i resti putrescenti di una donna che decise di togliersi la vita cavandosi gli occhi, restano ancora le sue scritte sul muro, col sangue. Probabilmente si tratta del suo nome, di quelli della sua famiglia, ma nessuno li leggerà mai e vivrà abbastanza per raccontarlo, tranne noi ovviamente. In questa stanza invece troviamo dei lettini dove venivano operati i pazienti troppo... esuberanti, ecco. Dopo l'intervento il silenzio era assicurato. Sentite questi rumori di metallo, al piano di sotto? Andiamo a vedere. Qui è dove venivano rinchiusi i pazienti più... estroversi. Potevano riflettere in tutta calma appesi a quel muro, dove vedete quelle macchie di sangue. Per far sì che si rinfrescassero bene le idee era uso comune togliere loro tutta la pelle, assicurandosi non svenissero, ovviamente. Ma prego, seguitemi, per concludere il nostro simpatico tour ci attende l'ufficio del direttore. Vi starete chiedendo il motivo per cui siete qui, ovviamente, miei giovani ospiti. Beh, ve lo dico subito. Siete i nuovi ospiti de l'”oasi felice”. Da dove vogliamo cominciare?

La triste povertà di una ragazzina

Scocca il mezzogiorno. La giovane Marianne esce dal suo angolino di mondo all'ombra di un vecchio rudere distrutto dalle fiamme e avvolgendosi per bene nella vecchia cappa sdrucita e ormai color polvere si infila tra la folla a passo spedito unendosi ad un gruppo di donne intente a vendere bottoni e nastrini rovinati. La strada età gremita a quell'ora. Il mercato era nel vivo degli affari. La folla rumoreggia e ondeggia come una creatura viva, composta da infinite teste, infiniti corpi. Marianne accelera il passo avvicinandosi ad un banco dove una quantità enorme di salumi era appesa all'aperto. Erano così tanti e lei così affamata... Con un esperto movimento del polso sfoderò un piccolo pugnale arrugginito e tagliò via una fila di salsicce infilandola frettolosamente nella veste. Un urlo la scosse, si accorse che il proprietario del banco la aveva vista. Per un secondo il mondo parve fermarsi, quindi l'uomo impugnò un coltellaccio e si gettò verso di lei. Marianne ebbe meno di un secondo per capire di essere in pericolo. Con un balzo si gettò tra la folla, iniziando a correre a perdifiato ma la folla si divideva davanti a lei. Erano arrivate le guardie. Si gettò di lato verso una stradina laterale andando a sbattere contro un ragazzino poco più grande di lei. Li fissò in volto e vide i suoi occhi vitrei. Un pugnale lo aveva trafitto dritto al petto. La ragazza si rese conto di essere finita in uno scontro tra bande, e le guardie erano arrivate. Fu un putiferio guardie, ragazzini e lame ovunque. Lei corse a nascondersi dietro delle casse, singhiozzando silenziosa. Si fece notte. Tutto era silenzio. Solo allora ebbe il coraggio di uscire dal nascondiglio e dirigersi frettolosamente a casa. Passando distolse lo sguardo dalla chiazza di sangue a terra, dove era morto il ragazzo contro cui era andata a sbattere. Quasi iniziò a correre, il volto solcato di lacrime. Domani, come i giorni a seguire, nulla sarebbe cambiato. Era la sua vita.

Fanfiction Hunger Games - Un triste estratto dall'edizione della memoria

Correvo, seguita dal caos dello scontro alla cornucopia, le grida, il rumore di gente che cade in acqua, il tuonare di oggetti metallici probabilmente armi contro altre armi, era l'inferno. Ero fradicia, mi ero gettata in acqua e avevo iniziato a nuotare verso la riva il più rapidamente possibile, il mio vecchio amico anche lui ex vincitore del distretto 5 non mi aveva degnata di uno sguardo prima di unirsi al bagno di sangue alla cornucopia, ero terrorizzata avevo rivissuto scene simili a questa mille volte nella mia testa, lacrime solcavano le mie guance. L'unica cosa che riuscivo a fare era arrivare a riva, barcollare in piedi e gettarmi nella giungla, il volto graffiato dai rami le foglie che mi pungevano in ogni parte del corpo, sono stremata, cado al suolo priva di sensi, con gli occhi guardo il cielo uguale a quello del mio distretto dove poche ore fa ero in pace, seduta dentro casa mia con la mia famiglia, nel villaggio dei vincitori. Questa follia era solo un ricordo... Ci sono di nuovo dentro... Il tempo passa, nessun rumore disturba il silenzio che avvolge la giungla, solo il rumore di animali ed il fruscìo delle piante. E' tutto così calmo... Sprofondo nei ricordi. Sangue ovunque, una lancia tra le mani, la punta infilzata nel petto di un ragazzo molto più grosso di me, era successo tutto quasi per sbaglio, lo avevo ucciso, avevo vinto gli hunger games. Ero di nuovo qui a terra, mi alzai barcollante, mi sembrava passata un'eternità. Improvvisamente gli animali smisero di far rumore e le piante interruppero i loro movimenti. Mi guardai intorno circospetta un sibilo risuonava nell'aria. Lievemente il vento iniziò a spirare tra gli alberi carezzandomi la pelle; era quasi piacevole. Inizialmente non me ne accorsi ma il vento aumentava sempre più d'intensità, e solo quando fu abbastanza forte da spingermi mi resi conto che si trattava di una trappola degli strateghi. Gridai con tutta me stessa, cercai di muovermi, di sfuggire dalle grinfie di questo vento mortale che cercava di stritolarmi nel suo abbraccio. Corsi nella vegetazione scorticandomi e graffiandomi tutta, avevo paura, inciampai numerose volte, ma mi rialzai sempre. Volevo scappare da quel vento mortale, che sembrava racchiudere le risate di scherno degli abitanti di Capitol City, del presidente Snow. Scappai, scappai, ma il vento era più forte di me, mi spingeva, strattonava, si muoveva con furia come un animale. Mi graffiava, frustava il viso usando i rami degli alberi. Ero ricoperta di sangue e lacrime, ero sfinita non ce la facevo più, era devastante. Caddi al suolo per l'ennesima volta, volevo solo farla finita, tornare a casa. Avevo paura. Prima di riuscire a rialzarmi alzai gli occhi al cielo. Il vento me li faceva lacrimare; sentii un rumore come di legno che si spezza. Un albero di fronte a me aveva ceduto alla furia del vento, stava cadendo, mi avrebbe colpita. Gridai. Ed eccomi qui il busto schiacciato da un albero, sassi aguzzi sospinti dal vento mi rigano il volto di sangue misto a terra. Lacrime bagnano il mio volto. La morte sta arrivando, la sento. Il mio corpo è così freddo, così pesante.. Sento la risata della mia sorellina; la vedo venire verso di me, tendermi la mano sorridente. La afferro e vado con lei. Avevamo una cosa in comune: entrambe eravamo morte durante gli Hunger Games.

lunedì 14 luglio 2014

Una guerra imminente

Berlino illuminata dai primi raggi di sole, una nobildonna dal manto argentato e la lunga coda felina che vibra nell'aria frizzante del mattino. Passeggia per il suo grande giardino, indifferente agli inservienti per cui era un giorno come tutti gli altri. Brutus il goffo capocantiere, un rozzo alce come al solito maltrattava il piccolo Edward. Il suo dolce Edward, si conobbero nell'immenso giardino, al tramonto. Erano soli e lui si avvicinò baciandola con l'impeto di un fanciullo inesperto. Lei rimase impressionata dall'ardire del giovane ed iniziò ad incontrarlo ogni sera al tramonto, era l'unico momento di dolcezza che poteva concedersi, il mondo era sull'orlo del caos, una guerra sembrava aleggiare nell'aria, voci funeste arrivavano da ogni angolo d'Europa, suo marito era diventato un tiranno intrattabile, iracondo e prepotente. Lei ignorò questi foschi pensieri e si recò alla sua aiuola preferita per innaffiarla, come ogni mattino. Si accucciò davanti l'aiuola e subito notò che un fiore dal giallo brillante stava morendo, lei avrebbe voluto salvarlo, lei amava i suoi fiori, ma era troppo tardi, allora lo colse e fece volare con solennità i petali nel vento, il volto solcato dalle lacrime. Nessuno notò nulla, nessuno poteva immaginare suo marito stesse per abbandonare la tenuta con lei e poche altre persone, per timore della guerra. Ovviamente la servitù, Edward, sarebbero stati abbandonati a loro stessi. Lei aveva litigato con suo marito per convincerlo a portare via la servitù, ma era stato inamovibile, un uomo scolpito nella roccia. Continuò ad innaffiare gli altri fiori, quindi si alzò lisciandosi le gonne e attraversò il giardino di corsa. Incrociò per un momento lo sguardo di Edward che gli sorrise. Lei ricambiò ricacciando indietro le lacrime ed accelerando il passo fin quasi a correre fino a raggiungere la propria stanza da letto, scacciare le dame lì presenti ed affondare il volto nel cuscino di seta sul morbido letto, scossa da singhiozzi fortissimi. Il futuro prospettava guerra, solitudine, morte. L'ennesimo sbaglio per cui le anime più semplici avrebbero pagato a caro prezzo.

Il compositore

Con le mani tra i capelli percorro i corridoi della mia dimora, il rumoreggiare delle carrozze, lo strepitio di fanciulle e fanciulli che si rincorrono tra le vie del mercato in piazza grande, incuranti dei problemi che affliggono un povero diavolo come me. Tutti si aspettavano che lui, il grande e famoso Magna producesse un nuovo pezzo degno delle più grandi corti europee. Ricevo pressioni persino dalla corte tedesca! Ovviamente nessuno si cruccia della mia vita, sono senza un soldo, costretto a vendere tutto ciò che possedevo per tentare di salvare la mia povera moglie, colpita ed uccisa da un male invisibile ed io ora solo in balia del dolore, e dei creditori, persino la mia palandrana è ricucita alla bell'è meglio. La domestica e il figlioletto mi hanno lasciato solo da giorni ormai e la casa sta già andando in rovina! Io ci provo, mi siedo davanti ai fogli ma i pentagrammi mi fissano muti e le note danzano vorticosamente davanti ai miei occhi bagnati dal pianto. Sono di nuovo qui, a fissare i fogli con aria mesta quando sento qualcuno gridare a gran voce il mio nome, dalla strada.