martedì 15 luglio 2014

Manicomio "Oasi Felice"

La notte ricopre il maniero di una spessa coltre nera di ombre e morte, come un velo funereo. Il nome dell'edificio “oasi felice” giace di traverso su un cartello abbandonato al fianco degli imponenti cancelli ricoperti da vernice scrostata un tempo di un brillante verde, adesso color ruggine. Il giardino è totalmente abbandonato, arbusti e piante rampicanti ricoprono ogni dove. Questa sembrerebbe la fine di un edificio in disuso, abbandonato a se stesso da anni di incurie e abbandono. Invece è solo l'inizio di questa storia, che ci porterà all'interno di questo grottesco palazzo per scoprire quali oscuri segreti vi si celino, in contrasto con l'esistenza stessa. Si racconta di urla, rumore di macchinari e pianti provenienti da questo edificio, la gente lo evita a causa di queste infauste leggende. Vi chiederete se sono solo leggende. Ebbene sì, lo sono. In realtà a l''”oasi felice” accade molto di peggio... Già dall'ingresso possiamo notare resti di corpi umani smembrati e gettati in laghi di sangue ancora caldo, intinti in quel rosso quasi erotico. Se ci soffermiamo all'ingresso possiamo vedere sangue sulle pareti, graffi sulle porte di metallo. Probabilmente pensereste ad animali feroci ma vi sbagliate miei signori, è opera delle povere anime che hanno terminato la loro infelice esistenza qui. Ma procediamo, lungo questo corridoio e prego ignorate l'odore di putrefazione... ah si, quelli non sono cumuli di sporcizia, sono cervelli. In questa stanza potete ammirare i resti putrescenti di una donna che decise di togliersi la vita cavandosi gli occhi, restano ancora le sue scritte sul muro, col sangue. Probabilmente si tratta del suo nome, di quelli della sua famiglia, ma nessuno li leggerà mai e vivrà abbastanza per raccontarlo, tranne noi ovviamente. In questa stanza invece troviamo dei lettini dove venivano operati i pazienti troppo... esuberanti, ecco. Dopo l'intervento il silenzio era assicurato. Sentite questi rumori di metallo, al piano di sotto? Andiamo a vedere. Qui è dove venivano rinchiusi i pazienti più... estroversi. Potevano riflettere in tutta calma appesi a quel muro, dove vedete quelle macchie di sangue. Per far sì che si rinfrescassero bene le idee era uso comune togliere loro tutta la pelle, assicurandosi non svenissero, ovviamente. Ma prego, seguitemi, per concludere il nostro simpatico tour ci attende l'ufficio del direttore. Vi starete chiedendo il motivo per cui siete qui, ovviamente, miei giovani ospiti. Beh, ve lo dico subito. Siete i nuovi ospiti de l'”oasi felice”. Da dove vogliamo cominciare?

Nessun commento:

Posta un commento