La notte ricopre il maniero di una
spessa coltre nera di ombre e morte, come un velo funereo. Il nome
dell'edificio “oasi felice” giace di traverso su un cartello
abbandonato al fianco degli imponenti cancelli ricoperti da vernice
scrostata un tempo di un brillante verde, adesso color ruggine. Il
giardino è totalmente abbandonato, arbusti e piante rampicanti
ricoprono ogni dove. Questa sembrerebbe la fine di un edificio in
disuso, abbandonato a se stesso da anni di incurie e abbandono.
Invece è solo l'inizio di questa storia, che ci porterà all'interno
di questo grottesco palazzo per scoprire quali oscuri segreti vi si
celino, in contrasto con l'esistenza stessa. Si racconta di urla,
rumore di macchinari e pianti provenienti da questo edificio, la
gente lo evita a causa di queste infauste leggende. Vi chiederete se
sono solo leggende. Ebbene sì, lo sono. In realtà a l''”oasi
felice” accade molto di peggio... Già dall'ingresso possiamo
notare resti di corpi umani smembrati e gettati in laghi di sangue
ancora caldo, intinti in quel rosso quasi erotico. Se ci soffermiamo
all'ingresso possiamo vedere sangue sulle pareti, graffi sulle porte
di metallo. Probabilmente pensereste ad animali feroci ma vi
sbagliate miei signori, è opera delle povere anime che hanno
terminato la loro infelice esistenza qui. Ma procediamo, lungo questo
corridoio e prego ignorate l'odore di putrefazione... ah si, quelli
non sono cumuli di sporcizia, sono cervelli. In questa stanza potete
ammirare i resti putrescenti di una donna che decise di togliersi la
vita cavandosi gli occhi, restano ancora le sue scritte sul muro, col
sangue. Probabilmente si tratta del suo nome, di quelli della sua
famiglia, ma nessuno li leggerà mai e vivrà abbastanza per
raccontarlo, tranne noi ovviamente. In questa stanza invece troviamo
dei lettini dove venivano operati i pazienti troppo... esuberanti,
ecco. Dopo l'intervento il silenzio era assicurato. Sentite questi
rumori di metallo, al piano di sotto? Andiamo a vedere. Qui è dove
venivano rinchiusi i pazienti più... estroversi. Potevano riflettere
in tutta calma appesi a quel muro, dove vedete quelle macchie di
sangue. Per far sì che si rinfrescassero bene le idee era uso comune
togliere loro tutta la pelle, assicurandosi non svenissero,
ovviamente. Ma prego, seguitemi, per concludere il nostro simpatico
tour ci attende l'ufficio del direttore. Vi starete chiedendo il
motivo per cui siete qui, ovviamente, miei giovani ospiti. Beh, ve lo
dico subito. Siete i nuovi ospiti de l'”oasi felice”. Da dove
vogliamo cominciare?
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