martedì 15 luglio 2014

Fanfiction Hunger Games - Un triste estratto dall'edizione della memoria

Correvo, seguita dal caos dello scontro alla cornucopia, le grida, il rumore di gente che cade in acqua, il tuonare di oggetti metallici probabilmente armi contro altre armi, era l'inferno. Ero fradicia, mi ero gettata in acqua e avevo iniziato a nuotare verso la riva il più rapidamente possibile, il mio vecchio amico anche lui ex vincitore del distretto 5 non mi aveva degnata di uno sguardo prima di unirsi al bagno di sangue alla cornucopia, ero terrorizzata avevo rivissuto scene simili a questa mille volte nella mia testa, lacrime solcavano le mie guance. L'unica cosa che riuscivo a fare era arrivare a riva, barcollare in piedi e gettarmi nella giungla, il volto graffiato dai rami le foglie che mi pungevano in ogni parte del corpo, sono stremata, cado al suolo priva di sensi, con gli occhi guardo il cielo uguale a quello del mio distretto dove poche ore fa ero in pace, seduta dentro casa mia con la mia famiglia, nel villaggio dei vincitori. Questa follia era solo un ricordo... Ci sono di nuovo dentro... Il tempo passa, nessun rumore disturba il silenzio che avvolge la giungla, solo il rumore di animali ed il fruscìo delle piante. E' tutto così calmo... Sprofondo nei ricordi. Sangue ovunque, una lancia tra le mani, la punta infilzata nel petto di un ragazzo molto più grosso di me, era successo tutto quasi per sbaglio, lo avevo ucciso, avevo vinto gli hunger games. Ero di nuovo qui a terra, mi alzai barcollante, mi sembrava passata un'eternità. Improvvisamente gli animali smisero di far rumore e le piante interruppero i loro movimenti. Mi guardai intorno circospetta un sibilo risuonava nell'aria. Lievemente il vento iniziò a spirare tra gli alberi carezzandomi la pelle; era quasi piacevole. Inizialmente non me ne accorsi ma il vento aumentava sempre più d'intensità, e solo quando fu abbastanza forte da spingermi mi resi conto che si trattava di una trappola degli strateghi. Gridai con tutta me stessa, cercai di muovermi, di sfuggire dalle grinfie di questo vento mortale che cercava di stritolarmi nel suo abbraccio. Corsi nella vegetazione scorticandomi e graffiandomi tutta, avevo paura, inciampai numerose volte, ma mi rialzai sempre. Volevo scappare da quel vento mortale, che sembrava racchiudere le risate di scherno degli abitanti di Capitol City, del presidente Snow. Scappai, scappai, ma il vento era più forte di me, mi spingeva, strattonava, si muoveva con furia come un animale. Mi graffiava, frustava il viso usando i rami degli alberi. Ero ricoperta di sangue e lacrime, ero sfinita non ce la facevo più, era devastante. Caddi al suolo per l'ennesima volta, volevo solo farla finita, tornare a casa. Avevo paura. Prima di riuscire a rialzarmi alzai gli occhi al cielo. Il vento me li faceva lacrimare; sentii un rumore come di legno che si spezza. Un albero di fronte a me aveva ceduto alla furia del vento, stava cadendo, mi avrebbe colpita. Gridai. Ed eccomi qui il busto schiacciato da un albero, sassi aguzzi sospinti dal vento mi rigano il volto di sangue misto a terra. Lacrime bagnano il mio volto. La morte sta arrivando, la sento. Il mio corpo è così freddo, così pesante.. Sento la risata della mia sorellina; la vedo venire verso di me, tendermi la mano sorridente. La afferro e vado con lei. Avevamo una cosa in comune: entrambe eravamo morte durante gli Hunger Games.

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